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L'inizio di questa storia è un incrocio nel bel mezzo di Tripoli, pi che un incrocio, un'auto con un parabrezza rotto ferma a un incrocio dopo un incidente. A bordo della macchina un uomo e una donna, un padre e una madre, prima erano in tre, solo che la figlia poco pi che neonata è stata sbalzata fuori dall'abitacolo e ha impattato contro un albero. Comincia così il racconto della vita di Nagla Augelli, bambina libica abbandonata dalla famiglia in un orfanotrofio della sua città, dopo che un incidente l'ha resa paraplegica. Trascorsi anni in balia di suore manesche, a contendersi l'unica sedia a rotelle della camerata con bambini vestiti di stracci, incontrando il padre a intervalli sempre pi ampi, uno spiraglio sembra aprirsi con il viaggio in Italia, ma ad accoglierla c'è un nuovo abbandono, questa volta in un ospedale e per sempre, senza parlare la lingua, senza documenti, senza una possibilità di futuro. E al lettore che si aspetterebbe a questo punto un romanzo drammatico e strappalacrime, un'avvertenza: la storia di Nagla Augelli e la sua voce letteraria sono divertenti, piene di vita, una scoperta nelle molte scoperte che Nagla arrivata in Italia si trova ad affrontare, decisa a non rinunciare mai alla possibilità di costruire una propria autonomia, contro tutte le etichette che le persone cercano di affibbiarle. Un percorso di amicizie, una tra tutte quella con lo scrittore Lorenzo Amurri, conquiste, amori e indipendenza condito da un pizzico di ironia e di leggerezza, ovvero ciò che Nagla non ha mai smesso di rivendicare
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